Dal 3 settembre il Brasile non figura tra i Paesi autorizzati all’ingresso nell’Unione europea di alcune categorie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura. La decisione è arrivata dopo le verifiche condotte dall’Ue sulla capacità del sistema brasiliano di rispettare le norme comunitarie.
Il provvedimento viene accolto positivamente da Coldiretti Piemonte e Filiera Italia, che da tempo chiedono l’applicazione del principio di reciprocità. L’obiettivo dichiarato dalle organizzazioni agricole non è contrastare il commercio internazionale, ma impedire che sul mercato europeo arrivino alimenti realizzati secondo standard considerati meno rigorosi di quelli imposti agli allevatori e alle imprese dell’Unione.
La richiesta di regole comuni
Secondo Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale, la decisione europea dimostra che la reciprocità può diventare un criterio concreto della politica commerciale. Le organizzazioni sottolineano gli obblighi a carico degli allevatori europei in materia di tracciabilità, benessere animale e sicurezza alimentare, chiedendo che garanzie equivalenti siano richieste anche alle merci provenienti da Paesi extraeuropei.
Coldiretti sostiene inoltre che il provvedimento possa contribuire a tutelare le razze autoctone, il lavoro degli imprenditori agricoli e la salute dei cittadini. La posizione espressa dall’organizzazione collega infatti l’accesso al mercato europeo non soltanto alla provenienza delle merci, ma anche al rispetto delle regole applicate lungo la filiera produttiva.
Il nodo delle importazioni
Nel commentare lo stop, Brizzolari e Rivarossa hanno chiesto di estendere lo stesso approccio ad altri casi. Tra gli esempi citati c’è il grano canadese trattato con glifosato in preraccolta, secondo pratiche che, riferiscono, non sono consentite agli agricoltori italiani. La richiesta è che per tutte le merci destinate ai consumatori europei valgano gli stessi obblighi, gli stessi controlli e le stesse garanzie.
Per Coldiretti, il caso brasiliano dimostra che le regole commerciali possono essere modificate quando emergono differenze rilevanti negli standard di produzione. L’organizzazione invita ora le istituzioni europee a trasformare questa decisione in un principio generale, applicabile a tutti i prodotti che entrano nel mercato dell’Unione.