Le imprese del Piemonte si preparano ad affrontare una stagione autunnale condizionata dall’instabilità internazionale, dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà legate alla disponibilità d’acqua. Secondo le stime dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese, la combinazione di tensioni geopolitiche, rincari delle materie prime e criticità climatiche rischia di aggravare la situazione delle attività produttive e di riflettersi sui prezzi finali.
La crisi in Medio Oriente sta incidendo sulle catene di approvvigionamento e sulle forniture strategiche. L’Italia importa dai Paesi dell’area il 56,6% del gasolio raffinato utilizzato sul mercato nazionale. L’incertezza sui flussi commerciali e sui costi dei trasporti si accompagna all’aumento dei prezzi di metalli e minerali necessari ai macchinari di lavorazione, cresciuti del 39,3% su base annua a maggio 2026.
Il conto per aziende e famiglie
Le proiezioni di Confartigianato indicano che nei prossimi mesi imprese e famiglie italiane potrebbero sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi, tra elettricità, gas e carburanti. Il Piemonte, caratterizzato da una forte presenza manifatturiera, risulta tra le regioni maggiormente esposte: la stima per il territorio ammonta a 2.118 milioni di euro, il quinto valore più alto a livello nazionale dopo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio.
Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, sottolinea che l’aumento di carburanti ed energia non riguarda soltanto le imprese energivore e il settore dell’autotrasporto. I maggiori oneri, secondo l’associazione, si trasferiscono lungo la filiera e finiscono per incidere anche sul costo dei prodotti trasportati, a partire dagli alimentari, già penalizzati dall’aumento delle materie prime.
Siccità e costi di produzione
Alla pressione sui consumi energetici si aggiunge l’emergenza idrica. Le riserve d’acqua piemontesi risultano inferiori al 30%, mentre la necessità di irrigazione aumenta proprio in una fase in cui il carburante per alimentare le pompe è diventato più costoso. Confartigianato attribuisce la carenza anche alla mancata realizzazione di nuovi invasi e alle carenze di manutenzione degli impianti esistenti.
Per Felici, la sovrapposizione tra tensioni internazionali, difficoltà nella gestione del territorio e ritardi nelle scelte politiche sta creando condizioni particolarmente gravose per la manifattura. La variabilità dei prezzi, definita ormai strutturale, rende più complesse le strategie aziendali e costringe gli artigiani a scegliere tra l’adeguamento dei listini, con possibili ricadute sui consumatori, e il mantenimento dei prezzi anche a fronte di margini ridotti.
L’associazione segnala inoltre l’impatto della burocrazia e dei rapporti con la pubblica amministrazione. In questo quadro, Confartigianato chiede un piano strutturale per rendere più stabili le filiere e contenere i costi di produzione. Senza interventi, avverte Felici, la qualità del Made in Piemonte potrebbe diventare sempre meno sostenibile per le imprese e per il mercato.