3.539 questionari compilati tra marzo e giugno hanno fotografato la percezione della violenza di genere tra gli studenti della provincia di Asti. L’indagine è stata promossa dalla Questura di Asti insieme al centro antiviolenza L’Orecchio di Venere, alla Fondazione Giovanni Goria e al progetto Prime Minister – Scuola di politica per giovani donne. La partecipazione ha raggiunto il 43,7% della popolazione scolastica coinvolta, pari a 7.865 studenti.
Le risposte valide, distribuite quasi equamente tra ragazze e ragazzi, mostrano una distanza significativa tra la conoscenza teorica del fenomeno e la capacità di individuare gli strumenti di tutela disponibili. Il 94,3% degli intervistati afferma di conoscere le definizioni di violenza di genere e domestica, ma il 74% dichiara di non sapere dell’esistenza del centro antiviolenza locale. Anche il numero nazionale 1522 risulta sconosciuto al 63% dei partecipanti.
Un’esperienza spesso diretta
Il questionario restituisce anche il dato sul vissuto personale degli studenti. 744 ragazzi, pari al 21%, hanno dichiarato di aver subito una forma di violenza, fisica, psicologica, sessuale, economica o verbale. Altri 1.525, equivalenti al 43%, hanno riferito di aver assistito a episodi di questo tipo.
La difficoltà a chiedere aiuto emerge da ulteriori risposte: 124 giovani hanno dichiarato di aver pensato di rivolgersi al centro antiviolenza senza poi farlo, mentre soltanto 11 lo hanno effettivamente contattato. Sono invece 770 gli intervistati che conoscono qualcuno potenzialmente bisognoso di un supporto professionale.
La rilevazione ha coinvolto studenti e studentesse di diversi istituti della provincia, tra cui l’A.F.P. Colline Astigiane, gli istituti Castigliano, Alfieri, Giobert, Pellati, Q. Sella, C.F. Gauss e il liceo scientifico F. Vercelli, con sedi anche a Nizza Monferrato e Canelli. I risultati sono stati presentati al polo universitario UniAstiss alla presenza della questora Marina Di Donato, dell’ispettore della Polizia di Stato Sara Satragni e della responsabile dell’Orecchio di Venere Elisa Chechile.
Riconoscere i segnali
Nel corso dell’incontro sono state illustrate le differenze tra violenza di genere, violenza contro le donne e violenza domestica. La prima comprende abusi psicologici, fisici e sessuali, stalking, stupro e femminicidio; la seconda riguarda le condotte rivolte alle donne in quanto tali, mentre la violenza domestica si sviluppa all’interno della famiglia o di relazioni affettive presenti o passate e può assumere anche forme economiche.
Le condotte percepite come più gravi sono risultate la diffusione di immagini intime senza consenso, indicata dall’81,9%, la minaccia di diffonderle, al 78,6%, e l’aggressione fisica al partner, al 75,5%. Più bassa è stata invece la valutazione di comportamenti meno espliciti, come il pedinamento, il divieto di svolgere attività autonome e l’insistenza dopo un rifiuto. Le ragazze hanno riconosciuto più frequentemente dei coetanei la gravità delle forme di controllo e della violenza psicologica.
La questora Di Donato ha invitato a non normalizzare i primi segnali e ha ricordato che la Questura può essere un luogo di ascolto anche prima della denuncia formale. L’ispettore Satragni ha spiegato che gli uffici possono raccogliere le dichiarazioni e orientare chi chiede aiuto. Tra gli strumenti ricordati c’è anche l’ammonimento del questore, previsto per intervenire rapidamente nei casi di violenza domestica, stalking e cyberbullismo prima che la situazione degeneri.