È entrata in vigore la soglia massima di Eni sui prezzi dei carburanti, seguita da un analogo intervento annunciato da IP. La misura punta a contenere l’impatto dei rincari sul rifornimento e stabilisce per la rete Eni un limite invalicabile di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.
Nel territorio provinciale l’iniziativa è già operativa presso tutti i punti vendita Eni dell’Astigiano, compresi quelli presenti nel capoluogo e lungo le principali direttrici. Alcuni gestori non hanno ancora aggiornato i tabelloni, ma resta valido il prezzo indicato direttamente sulla pompa erogatrice, che fa fede al momento del rifornimento.
La scelta di IP
Anche IP ha annunciato misure per ridurre l’impatto dei rincari sulla clientela. Il gruppo, controllato dalla società azera Socar, non ha però comunicato valori fissi o massimali predeterminati. L’intervento, secondo quanto riferito, sarà applicato in modo progressivo e coordinato con la rete dei gestori.
La decisione dei due principali operatori apre una fase più complessa per le cosiddette pompe bianche, cioè i distributori indipendenti. Queste attività non dispongono dell’integrazione a monte nella filiera dell’estrazione e della raffinazione e devono quindi acquistare il prodotto sul mercato all’ingrosso. Ridurre in modo significativo i listini può comprimere ulteriormente margini operativi già contenuti, rendendo più difficile competere con i prezzi applicati dai grandi gruppi.
L’eccezione di Asti
Il quadro non è uniforme. Ad Asti, nei pressi di piazza Campo del Palio, un impianto senza marchio espone infatti prezzi leggermente inferiori alla soglia fissata da Eni. L’esempio mostra come alcune realtà indipendenti stiano cercando di mantenere una politica commerciale aggressiva nonostante la pressione sui costi di approvvigionamento.
Resta infine l’incognita delle disponibilità di prodotto. Una corsa al rifornimento, qualora si verificasse anche in Italia come già avvenuto più volte in Francia dopo l’introduzione del price cap da parte di Total, potrebbe mettere sotto pressione gli stoccaggi. Il rischio riguarderebbe anche operatori di grandi dimensioni come Eni e IP, nonostante le consistenti riserve disponibili.