Conti agricoli

Latte, in Piemonte cresce la produzione ma i margini restano fragili

Volumi in aumento, quotazioni risalite dopo il minimo primaverile: pesano ancora mangimi, energia e manodopera.

Latte, in Piemonte cresce la produzione ma i margini restano fragili

La produzione lattiero-casearia del Piemonte procede a un ritmo superiore alla media nazionale, ma la crescita dei conferimenti non ha ancora risolto le incognite sulla redditività degli allevamenti. L’aumento dei volumi si confronta infatti con costi ancora elevati e con quotazioni che, nonostante il recupero degli ultimi mesi, restano inferiori ai livelli dello scorso anno.

Tra gennaio e luglio 2026 i conferimenti di latte vaccino negli stabilimenti piemontesi hanno raggiunto 791.782 tonnellate, con un incremento del 5,82% rispetto allo stesso periodo del 2025. La dinamica regionale è più sostenuta di quella osservata a livello italiano: secondo le rilevazioni ISMEA, nei primi quattro mesi dell’anno la produzione nazionale era cresciuta del 3,5%.

Quotazioni in recupero dopo il minimo primaverile

Alla crescita dell’offerta ha fatto da contraltare un andamento altalenante dei prezzi. In primavera il latte spot sulla piazza di Milano aveva toccato a marzo il minimo di 21,60 euro ogni 100 litri. Durante l’estate è iniziata una risalita, arrivata fino a circa 47 euro a settembre. Il recupero, tuttavia, non ha riportato il mercato ai valori dell’anno precedente: ad agosto l’indice ISMEA dei prezzi alla produzione segnava ancora una diminuzione del 21,1% su base annua.

Un riferimento per le transazioni nel bacino settentrionale è arrivato dall’intesa raggiunta a giugno nella sede del Masaf. L’accordo ha previsto un prezzo base di 48 centesimi al litro per il bimestre luglio-agosto, con un progressivo incremento fino ai 50 centesimi stabiliti per il periodo novembre-dicembre. I valori sono applicabili entro i volumi fissati dall’intesa.

Costi e sostenibilità degli allevamenti

Il punto decisivo resta però la ricaduta delle oscillazioni sui bilanci delle singole aziende. Gli allevatori devono sostenere spese rilevanti per mangimi, combustibili, energia e manodopera, oltre agli investimenti necessari per mantenere e sviluppare l’attività. Per questo, la risalita dei listini non viene considerata sufficiente se non si traduce in un miglioramento concreto del rapporto tra ricavi e costi.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, ha sottolineato che il recupero delle quotazioni rappresenta un elemento positivo, ma che occorre verificare quanto del maggiore valore raggiunga effettivamente le aziende. La sua valutazione richiama il problema della tenuta economica delle stalle in una fase caratterizzata da costi operativi ancora pesanti.

La sfida riguarda anche la capacità dell’industria di trasformazione e della distribuzione di assorbire l’offerta crescente senza provocare nuove svalutazioni lungo la filiera. Secondo Allasia, l’incremento produttivo può diventare un vantaggio soltanto se i volumi vengono valorizzati in modo equilibrato, garantendo agli allevamenti condizioni sufficienti per continuare a investire. La stabilità delle aziende agricole viene così indicata come una condizione essenziale per l’equilibrio dell’intero comparto lattiero-caseario regionale.