Dibattito locale

Il vino torna a tavola: ad Asti un’alleanza per i giovani

Prezzi contenuti e servizio meno tecnico puntano a riavvicinare le nuove generazioni alle produzioni monferrine.

Il vino torna a tavola: ad Asti un’alleanza per i giovani

Il settore vitivinicolo rischia di allontanare le nuove generazioni se continua a comunicare il prodotto in modo troppo tecnico e a proporlo a costi considerati eccessivi. È la riflessione emersa durante un incontro al ristorante Il Podestà di Asti, dove rappresentanti della ristorazione, produttori e operatori del comparto hanno discusso del rapporto tra consumatori, vino e territorio.

Al confronto hanno partecipato Bruno Violato, titolare del locale ed ex presidente dell’Associazione ristoratori astigiani, i produttori Stefano Chiarlo e Luca Ferraris e Beppe Giordano di Barbera e Barbere. Al centro della serata, la necessità di recuperare un legame più diretto tra il vino e chi lo consuma, in particolare tra i giovani adulti.

Prezzi e comunicazione

Secondo quanto emerso nel dibattito, è venuta meno l’educazione domestica a un consumo moderato e consapevole che in passato accompagnava la vita familiare. Il vino, un tempo presenza abituale sulle tavole e occasione di condivisione tra generazioni, oggi può essere percepito come un prodotto difficile da scegliere e comprendere.

A incidere è anche l’aumento dei costi lungo la filiera. Nel corso della serata è stato osservato che alla produzione si aggiungono spese legate a comunicazione, eventi e attività di rappresentanza, con ricadute sul prezzo finale della bottiglia. A questo si somma un linguaggio spesso ricco di tecnicismi, che può generare insicurezza in chi deve scegliere una proposta per più persone.

Luca Ferraris ha descritto il disagio di molti clienti di fronte a carte dei vini complesse e a descrizioni molto specialistiche, richiamando il rischio di un vero e proprio “panico da prestazione”. In questo scenario, i più giovani possono orientarsi verso bevande percepite come più immediate, come cocktail e spritz, rispetto a un prodotto che richiede tempo, spiegazioni e accompagnamento.

L’iniziativa nei ristoranti

Dalla discussione è nata Invito al vino, un’alleanza avviata nei mesi di ottobre e novembre al ristorante di Bruno Violato con la collaborazione delle aziende vitivinicole di Luca Ferraris e Stefano Chiarlo. L’obiettivo è rendere più accessibili alcune produzioni del Monferrato e, nelle intenzioni degli organizzatori, estendere il progetto ad altri locali della ristorazione.

La proposta prevede calici di Alta Langa, Gavi, Barbera d’Asti, Ruché e Nizza a prezzi compresi tra 4,50 e 6,50 euro. Per le bottiglie intere, invece, il costo indicato varia da 16 a 30 euro. L’intento dichiarato non è aumentare il consumo, ma creare le condizioni per conoscere il prodotto e comprenderne il legame con il territorio.

Violato ha spiegato che l’idea è nata dopo aver notato un certo distacco della clientela, sia giovane sia adulta, nei confronti del vino. Da qui la richiesta di un ruolo più attivo per i ristoratori, chiamati a diventare divulgatori e mediatori tra la bottiglia e il commensale.

Durante il confronto è stata sottolineata anche l’importanza dell’accoglienza in sala. Per i partecipanti, tecnicismi e descrizioni dettagliate devono lasciare spazio alla capacità di trasmettere entusiasmo, passione e fiducia. La proposta delle etichette locali dovrebbe quindi partire dall’esperienza del cliente e dalla valorizzazione delle eccellenze monferrine.

Il tema riguarda infine la tutela di un’identità gastronomica. Ferraris ha richiamato il rischio di perdere, soprattutto tra i ragazzi, il rapporto con uno dei patrimoni del territorio. Chiarlo ha ribadito la necessità di riportare il vino a essere un piacere condiviso, legato alla cucina piemontese e mediterranea, ma sempre all’interno di un consumo moderato e consapevole.