Mario Malandrone, consigliere comunale di Ambiente Asti, interviene sulla decisione della minoranza di lasciare l’aula del Consiglio comunale e definisce la scelta una protesta politica e istituzionale. Secondo Malandrone, l’uscita dall’aula non sarebbe stata una fuga dalle responsabilità, ma la conseguenza di un metodo di governo che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente ridotto il ruolo dell’assemblea cittadina.
Nel mirino del consigliere ci sono in particolare gli emendamenti presentati dalla minoranza al bilancio. Malandrone sostiene che queste proposte nascano da problemi concreti, come la sicurezza delle strade, le condizioni degli edifici scolastici, i servizi e le esigenze di quartieri e frazioni. Per predisporre un emendamento, aggiunge, è necessario individuare le risorse, indicare missioni e programmi e precisare importi e destinazione dei fondi.
Il nodo delle variazioni contabili
La contestazione riguarda anche l’emendamento della Giunta al bilancio di previsione 2027-2029, firmato dalla vicesindaca Stefania Morra il 23 ottobre 2026. Nel documento, riferisce Malandrone, si fa riferimento a generiche anomalie relative agli stanziamenti di cassa, emerse dopo la trasmissione degli schemi di bilancio alla BDAP. L’atto propone di modificare la pratica in tutte le parti necessarie e conseguenti, senza indicare nel testo gli importi, le singole voci coinvolte o la natura delle anomalie.
Per il consigliere, le modifiche potrebbero anche essere tecnicamente necessarie, ma dovrebbero essere spiegate in modo analitico ai componenti del Consiglio. Malandrone afferma che la minoranza abbia chiesto chiarimenti e contestato la rapidità dell’iter, senza ricevere risposte ritenute sufficienti. A suo giudizio, il parere tecnico favorevole non può sostituire il diritto dei consiglieri a conoscere il contenuto delle variazioni sottoposte al voto.
La seduta senza la minoranza
La decisione di abbandonare l’aula è stata collegata anche al ruolo del presidente del Consiglio comunale, che secondo Malandrone avrebbe potuto sospendere i lavori, favorire un approfondimento o valutare un rinvio. Il consigliere sostiene inoltre che la minoranza avesse comunicato in anticipo la scelta di non partecipare alla seduta successiva, dedicata ai propri interventi, e che si sarebbe quindi potuto evitare di convocare una riunione destinata a svolgersi senza il confronto previsto.
La seduta è invece proseguita per tre ore. Malandrone descrive la riunione come caratterizzata dall’assenza di un dibattito sui temi sollevati dalla minoranza e critica la permanenza dei consiglieri di maggioranza in aula, ricordando che per chi ne aveva diritto è rimasto previsto il gettone di presenza. Il consigliere precisa di non contestare il diritto al compenso stabilito dalle norme, ma chiede quanto sia costata ai cittadini una seduta mantenuta aperta senza un confronto sostanziale.
Nel suo intervento, Malandrone respinge anche l’accusa secondo cui la minoranza avrebbe mancato di rispetto alle istituzioni. Sostiene, al contrario, che il Consiglio comunale debba essere il luogo nel quale si rappresentano i cittadini, si controlla l’amministrazione e si discutono le soluzioni per la città. La maggioranza, riconosce, ha il diritto di governare e approvare il bilancio, ma questo non eliminerebbe il diritto dell’opposizione a ottenere chiarimenti, presentare alternative e discutere nel merito.
Il consigliere conclude annunciando che continuerà a presentare emendamenti, interrogazioni e proposte. La scelta di non restare seduto in silenzio, afferma, nasce dalla volontà di rappresentare i cittadini e di contestare quello che considera uno svuotamento del confronto consiliare ad Asti.