Scontro culturale

La musica non può diventare un recinto ideologico

Salvini, Meloni, De André, Guccini al centro del confronto: indicati dischi, biglietti, spettacoli da non acquistare.

La musica non può diventare un recinto ideologico

Le polemiche sulla presenza di Matteo Salvini a un concerto commemorativo dedicato a Fabrizio De André e quelle sulle parole di apprezzamento espresse da Giorgia Meloni nei confronti di Francesco Guccini hanno riacceso il confronto sul rapporto tra musica e appartenenza politica. Al centro della discussione c’è l’idea, contestata da una parte del centrodestra, che alcuni artisti e le loro opere possano essere considerati patrimonio esclusivo della sinistra.

La provocazione della Destra Sociale

A intervenire è Francesco Li Causi, esponente della Destra Sociale Astigiana, con una proposta definita dallo stesso autore una provocazione. Se De André, Guccini e altri cantautori vengono ritenuti legati soltanto a un’area politica, sostiene Li Causi, allora gli elettori e i simpatizzanti del centrodestra e della destra potrebbero scegliere di non acquistare i loro dischi, non comprare biglietti e non partecipare ai concerti.

L’invito, precisa il testo, non nasce dalla volontà di introdurre insulti, censure o divieti. Il punto indicato dall’autore è la libertà individuale di decidere come spendere il proprio denaro e quali iniziative sostenere. La rinuncia agli acquisti e alla partecipazione agli spettacoli viene quindi presentata come una forma di protesta, diretta contro chi considera la musica un ambito da dividere rigidamente secondo le convinzioni politiche degli artisti o del pubblico.

Il richiamo alle vendite

Li Causi ipotizza inoltre di verificare, dopo un periodo di alcuni mesi, l’andamento di vendite, incassi e presenze ai concerti. Secondo la sua impostazione, quei dati potrebbero mostrare che tra le persone che comprano un disco o pagano un biglietto figurano anche molti italiani con orientamenti politici diversi da quelli degli artisti sostenuti.

La posizione espressa nella nota è che una canzone debba essere valutata per la sua qualità, senza far dipendere l’ascolto dalle idee politiche del suo autore. La polemica, dunque, non riguarda soltanto i singoli episodi che hanno coinvolto Salvini e Meloni, ma il modo in cui il confronto politico viene trasferito nel campo della cultura. La conclusione di Li Causi ribadisce la provocazione iniziale: se la musica viene considerata proprietà esclusiva di una parte, quella stessa parte dovrebbe sostenerne da sola i costi e la fruizione.