Patrizio Onori risponde alla lettera di Francesco Li Causi sulla presunta pretesa della sinistra di considerare Fabrizio De André, Francesco Guccini e altri cantautori un patrimonio culturale esclusivo. Il punto di partenza della replica è che la musica non appartiene a nessuno: chiunque può ascoltare quei brani, acquistare i dischi o partecipare ai concerti, indipendentemente dalle proprie convinzioni politiche.
Secondo Onori, però, la possibilità di fruire liberamente delle opere non dovrebbe comportare la cancellazione delle idee espresse dagli autori. De André, sostiene, non è stato soltanto un autore di canzoni di successo, ma un artista vicino alla sensibilità libertaria e anarchica, attento agli ultimi, agli emarginati e ai diversi. La sua produzione ha inoltre messo in discussione il potere, il conformismo, la guerra e le convenzioni sociali.
Le opere e il pensiero degli autori
Nella lettera vengono citati alcuni dei brani più noti di De André. La guerra di Piero viene indicata come una condanna della guerra e della sua retorica, mentre Bocca di Rosa, Un giudice e Anime salve sono richiamate come opere dedicate a persone giudicate o escluse dalla società. Il loro valore, nella lettura proposta, non si esaurirebbe quindi nella qualità musicale, ma comprenderebbe anche il messaggio e la prospettiva con cui quei personaggi vengono raccontati.
Un discorso analogo viene rivolto a Francesco Guccini, la cui opera, secondo Onori, sarebbe attraversata da antifascismo, pacifismo, difesa della libertà individuale, critica del conformismo e attenzione verso gli ultimi. Il fatto che entrambi gli artisti possano essere ascoltati da elettori di destra non cambierebbe il significato delle loro posizioni. Il mercato, osserva l’autore della replica, può misurare il successo di un artista, ma non ne determina il pensiero.
Il tema della coerenza
La questione, dunque, non sarebbe stabilire chi abbia il diritto di ascoltare De André o Guccini, né attribuire le loro opere a una parte politica. La critica di Onori riguarda piuttosto il rischio di apprezzarne la musica senza confrontarsi con i valori che la attraversano. Da qui la domanda sulla compatibilità tra alcuni elementi dell’opera di De André, come la solidarietà verso gli ultimi, il rifiuto della guerra e la difesa dei diversi, e una destra descritta come legata alla difesa identitaria, all’idea di ordine e alla contrapposizione tra gruppi.
Per Onori, ricordare queste posizioni non significa censurare l’ascolto, ma proporre una riflessione sulla coerenza tra le parole degli artisti e le scelte di chi le ascolta. Cantare La guerra di Piero, sostiene, è semplice; più difficile sarebbe contribuire alla costruzione di una società nella quale nessuno debba partire per quella guerra. Allo stesso modo, parlare di libertà o degli ultimi assumerebbe un valore concreto soltanto quando quei principi vengono difesi anche nei casi meno convenienti.
La conclusione della lettera ribadisce che De André e Guccini non appartengono a una parte politica. Le loro opere possono essere ascoltate da tutti, ma il loro significato non può essere separato dalle idee espresse attraverso la musica. La libertà, scrive Onori, non consiste soltanto nel poter scegliere ciò che conferma le proprie convinzioni, ma anche nel confrontarsi con parole capaci di metterle in discussione.