Il Festival delle Sagre ha riportato nel centro storico di Asti scene, mestieri e consuetudini legati alla civiltà contadina. Il corteo ha trasformato vie e piazze in un percorso tra ricostruzioni storiche e rappresentazioni curate dai volontari delle pro loco, con numerosi figuranti sui carri e lungo il tragitto.
Ad aprire la sfilata sono stati il sindaco Maurizio Rasero e l’assessore alle Manifestazioni Riccardo Origlia. Per Rasero si è trattato dell’ultimo Settembre astigiano da primo cittadino con la fascia tricolore. Alla manifestazione hanno partecipato anche il sindaco di San Damiano Davide Migliasso, il sindaco di Villanova Roberto Peretti, il deputato astigiano Marcello Coppo e il consigliere comunale Massimo Cerruti.
Le scene dedicate alla storia sociale
Le rappresentazioni non si sono concentrate soltanto sul lavoro nei campi e sulla vita quotidiana delle campagne. Azzano d’Asti ha rievocato l’emigrazione verso l’America attraverso la nave Virginia, simbolo delle partenze provocate dalla miseria e dalle difficoltà economiche. Montechiaro ha invece dedicato il proprio allestimento alla conquista del voto alle donne nel 1946, ricordando il passaggio che portò le cittadine a diventare protagoniste della vita politica.
Il corteo ha proposto anche riferimenti allo sport e alla storia del territorio. Tonco ha rappresentato la tradizione del tambass, la pallatamburello a muro praticata nei paesi astigiani. San Marzanotto ha ricostruito la fabbrica di palloni M.A.G.A. e ha portato in sfilata due campioni nazionali della pallapugno, Felice Bertola e Massimo Berruti.
Resistenza e memoria del territorio
La pro loco di Casabianca ha dedicato la propria scena alla Resistenza, attraverso i ricordi di Alfredo Vespa e la rappresentazione delle giovani staffette partigiane in bicicletta. Tra i mezzi d’epoca ha attirato l’attenzione anche il trattore a testa calda guidato dal 92enne Luigi Lazzarino, accompagnato dalla sua Peppa, al suo fianco da dieci anni.
La sfilata si è conclusa tra trattori storici, carri e ricostruzioni realizzate durante l’anno dai volontari delle comunità partecipanti. Il Festival ha così riunito ad Asti testimonianze legate al lavoro agricolo, alle trasformazioni sociali, allo sport e alla lotta per la libertà, affidando alla manifestazione il compito di conservare e trasmettere la memoria dell’area astigiana.