Il confronto sulle politiche per la disabilità ad Asti si è intensificato dopo le riflessioni di Marco Castaldo sulle graduatorie bloccate e sulla scarsità delle risorse. L’assessore ai Servizi sociali Eleonora Zollo ha difeso l’operato dell’amministrazione richiamando i vincoli del Bilancio comunale. A contestare questa posizione è stata la consigliera Vittoria Briccarello, del gruppo Uniti si può, secondo cui gli interventi rivolti alle persone fragili rappresentano diritti e non concessioni.
La richiesta di un aiuto concreto
Nel dibattito è intervenuta anche Ilde, 52 anni, cittadina astigiana con una grave disabilità presente dall’età di nove anni. In una lettera aperta, la donna ha raccontato la propria esperienza con i servizi sociali del Comune, spiegando di ricevere da circa un anno un solo supporto che considera realmente utile: un operatore incaricato di aiutarla tre volte alla settimana nella cura dell’igiene personale.
Il problema, secondo la sua ricostruzione, riguarda soprattutto l’affidataria pagata dal Comune, un servizio che non risponderebbe alle sue necessità quotidiane. Ilde ha spiegato di avere una disabilità agli arti superiori e di aver chiesto di poter rinunciare a quel sostegno per ottenere invece una persona in grado di aiutarla nelle faccende domestiche. La richiesta, riferisce, sarebbe stata respinta perché le modalità di intervento sarebbero stabilite da regole non modificabili.
"L’affidataria è una brava persona, ma io non ho bisogno di essere portata in giro o di parlare due ore e mezza a settimana: ho bisogno di un aiuto concreto in casa", ha scritto la donna. Ilde ha inoltre riferito che il proprio caregiver non riceverebbe neppure i 400 euro da lei indicati nella lettera. Il sostegno assegnato, quindi, non coinciderebbe con quello che la famiglia ritiene necessario per affrontare la gestione dell’abitazione.
La situazione familiare
Nella lettera la cittadina ha descritto anche le difficoltà del nucleo familiare. Il marito, cardiopatico e con una protesi all’anca, lavorerebbe sia in fabbrica sia nella gestione della casa, mentre il figlio vive con lei la situazione di crescente bisogno. "Non voglio sentirmi un peso per mio marito e mio figlio", ha scritto Ilde, spiegando di non poter svolgere autonomamente molte attività a causa della paralisi agli arti superiori.
La visita multidisciplinare alla quale è stata sottoposta le avrebbe assegnato un punteggio di 11 su 28, indicando, secondo quanto riferito, l’impossibilità di gestire l’ambiente domestico senza assistenza. La donna ha inoltre raccontato di essere stata bloccata tempo fa dall’assessore Zollo su Facebook, interpretando l’episodio come un ulteriore segnale di distanza istituzionale.
Ilde sostiene che la propria vicenda rappresenti una difficoltà più generale: quella di persone con disabilità che non si sentirebbero ascoltate e che incontrerebbero procedure incapaci di adattarsi ai bisogni individuali. La sua testimonianza riporta così il confronto politico sul piano della vita quotidiana e pone all’amministrazione la richiesta di verificare se le misure attualmente assegnate siano adeguate alle condizioni della famiglia.