Le dimissioni di Maurizio Rasero dalla presidenza di Banca d’Asti hanno aperto un nuovo fronte di scontro politico ad Asti. Mentre dai banchi della maggioranza non sono ancora arrivate valutazioni sulle conseguenze per l’amministrazione comunale, le minoranze consiliari hanno espresso una posizione fortemente critica, collegando la vicenda ai mesi di stallo vissuti dal Comune.
Mario Malandrone, esponente di Ambiente Asti, ha definito le dimissioni un tracollo per la gestione della politica e delle istituzioni locali. Secondo il consigliere, la vicenda avrebbe delegittimato la governance della fondazione bancaria e comportato uno spreco di risorse legato alle selezioni dei vertici. Malandrone ha inoltre accusato il sindaco di avere svilito il ruolo dell’istituzione comunale, sostenendo che le cariche pubbliche e i vertici delle principali realtà finanziarie cittadine non possano essere trattati come strumenti di una strategia personale. Da qui la richiesta di un cambio di rotta per la città.
Le contestazioni delle minoranze
Massimo Cerruti, del Movimento 5 Stelle, ha rivendicato le iniziative assunte nei mesi precedenti in Consiglio comunale, tra cui una formale diffida respinta a giugno. A suo giudizio, l’assenza del sindaco dai lavori dell’aula aveva già evidenziato la portata del problema. Per Cerruti, il passo indietro di Rasero sarebbe arrivato in ritardo e non sarebbe sufficiente a chiudere la vicenda.
Il consigliere ha chiesto anche le dimissioni del presidente della Fondazione Banca d’Asti e dell’intero Consiglio di amministrazione, indicandoli come responsabili politici e istituzionali di un conflitto di interesse che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stato negato fino all’ultimo. Cerruti ha quindi annunciato l’intenzione di continuare a vigilare sulle decisioni riguardanti gli assetti cittadini e sulla trasparenza dell’amministrazione.
Per Michele Miravalle, del Partito Democratico, l’addio alla presidenza rappresenta l’epilogo di una gestione definita infelice. Il consigliere ha parlato di un pasticcio che avrebbe danneggiato sia la banca sia il Comune, aggiungendo che la decisione sarebbe maturata sotto la pressione dell’autorità di vigilanza. La conseguenza più pesante, secondo Miravalle, avrebbe riguardato l’attività amministrativa: per sei mesi il sindaco sarebbe stato impegnato su un doppio fronte e la macchina comunale sarebbe rimasta congelata.
Le ricadute su banca e occupazione
Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, di Uniti si può, hanno sostenuto che la vicenda abbia bloccato per sei mesi i lavori consiliari e indebolito la credibilità della città. I due consiglieri hanno attribuito alla Banca d’Italia il ruolo di garante di una maggiore stabilità amministrativa, dopo le dimissioni di Rasero, e hanno chiesto che negli ultimi mesi di mandato l’attenzione torni sui problemi di Asti.
Briccarello e Bosia hanno inoltre richiamato le ricadute sul personale della banca, parlando di oltre 150 prepensionamenti, equivalenti a più di cento posti di lavoro persi, e di circa venti accorpamenti. Si tratta di dati, hanno precisato, emersi dagli incontri sindacali. La loro preoccupazione riguarda anche il futuro dell’istituto e il rischio che gli equilibri interni vengano nuovamente consolidati senza un adeguato confronto.
Anche i VerdiEuropa Asti hanno definito le dimissioni l’ennesimo fallimento politico, istituzionale ed economico dell’amministrazione. Il gruppo ha sostenuto che la vicenda abbia danneggiato l’immagine della città, indebolito l’istituzione comunale e complicato il rapporto con la banca del territorio, per la quale vengono richieste stabilità e competenza. Le reazioni delle minoranze convergono così sulla necessità di una nuova fase politica e amministrativa, mentre dalla maggioranza non è ancora arrivata una presa di posizione pubblica sulle conseguenze dell’uscita di Rasero dalla presidenza.