Seminario agricolo

A Canelli il confronto su crisi e nuove tecniche nel vino

Esperti nazionali discutono costi, consumi, tracciabilità, brevetti, tutela delle varietà locali

A Canelli il confronto su crisi e nuove tecniche nel vino

La viticoltura italiana si trova ad affrontare una fase complessa, segnata dalla crisi del mercato, dall’aumento dei costi e dalla riduzione dei margini per i produttori. A questi fattori si aggiungono le nuove sfide legate alle tecniche genomiche, in un comparto che nelle Langhe e nel Monferrato rappresenta una componente rilevante dell’economia e dell’identità del territorio.

Per discutere delle prospettive del settore, l’Associazione Rurale Italiana organizza il seminario nazionale In vino veritas?, in programma giovedì 13 novembre a Canelli, nella sala della Cassa di Risparmio di piazza Gancia 10. L’incontro si svolgerà con la collaborazione di Slow Food, Firab e Centro Internazionale Crocevia. Tra i patrocinatori figura anche il Comune di Canelli, che ha deliberato il proprio sostegno all’iniziativa.

Mercato in difficoltà

La scelta di Canelli, territorio noto anche per le sue Cattedrali sotterranee riconosciute dall’Unesco, si inserisce nel legame tra produzione vitivinicola, storia e identità locale. Durante il seminario saranno analizzate le difficoltà economiche che interessano la filiera e le conseguenze sui diversi segmenti produttivi.

A delineare il quadro è Fulvio Bucci, coordinatore nazionale di ARI. Secondo i dati richiamati dall’associazione, il vino italiano ha raddoppiato il valore delle esportazioni negli ultimi quindici anni, ma deve ora fare i conti con una marcata contrazione dei consumi. Sul comparto pesano inoltre i dazi statunitensi e il rischio che 46,6 milioni di ettolitri di prodotto restino invenduti nelle cantine, sulla base dei dati di giugno scorso.

Le ripercussioni riguardano anche il Piemonte, dove il prezzo delle uve in alcune aree è diminuito fino al 30 per cento. Secondo l’analisi di ARI, i margini rimasti vengono intercettati soprattutto dalle cantine imbottigliatrici attraverso i marchi più forti, mentre il rischio d’impresa ricade in misura crescente sui viticoltori.

Le differenze tra le produzioni emergono anche dai margini per ettaro. Un ettaro di Barolo garantirebbe circa 14 mila euro, mentre per Dolcetto, Freisa, Grignolino e Brachetto il bilancio può diventare negativo. Il Moscato, sempre secondo l’associazione, riesce a mantenere un equilibrio soltanto finché resta in vigore il prezzo concordato lungo la filiera.

Il nodo delle tecniche genomiche

Un’altra parte del confronto sarà dedicata alle nuove tecniche genomiche, presentate in alcuni casi come strumenti per contrastare le malattie della vite e ridurre i trattamenti. L’ARI intende però approfondire anche le criticità legate alla riconoscibilità dei prodotti, alla tracciabilità e agli effetti sui produttori.

Antonio Onorati, membro del direttivo dell’associazione, sostiene che una parte dei prodotti ottenuti con queste tecniche potrebbe non essere riconoscibile né tracciabile a partire dal 2028. Per l’ARI, questa prospettiva renderebbe più difficile per i consumatori conoscere con certezza le caratteristiche di ciò che acquistano.

Secondo Onorati, brevetti e licenze potrebbero inoltre rafforzare il peso delle multinazionali e ridurre ulteriormente l’autonomia dei piccoli viticoltori. Tra i timori espressi dall’associazione c’è anche quello che le varietà locali e autoctone vengano progressivamente sostituite da produzioni più standardizzate.

Il seminario di Canelli affronterà quindi il rapporto tra sostenibilità economica, innovazione e tutela del patrimonio agricolo. Al centro del dibattito saranno la biodiversità, l’autonomia produttiva e la fiducia dei consumatori, con l’obiettivo di esaminare le scelte che potranno incidere sul futuro della viticoltura italiana.