Confagricoltura Piemonte ha lanciato un allerta per la siccità 2026, segnalando danni potenziali per 2 miliardi di euro e la necessità di interventi immediati. L’organizzazione agricola ha formalmente richiesto al presidente della Regione Alberto Cirio e all’assessore Paolo Bongioanni di avviare la procedura per il riconoscimento della siccità come evento calamitoso, ciò permetterebbe di attivare il Fondo di solidarietà nazionale a favore delle aziende agricole.
La richiesta si basa sull’aggravarsi della situazione, simile a quella del 2022, caratterizzata da precipitazioni molto sotto la media e temperature eccezionali. Le riserve idriche superficiali si stanno rapidamente esaurendo, provocando pesanti ripercussioni sul settore agricolo piemontese. Già dichiarato uno stato di emergenza regionale, l’Osservatorio sugli utilizzi idrici del Distretto del Po ha valutato l’intero bacino in condizioni di severità idrica alta.
Il presidente di Confagricoltura, Enrico Allasia, ha sottolineato la necessità di trasformare le rilevazioni in interventi concreti, evidenziando che la semplice dichiarazione dello stato di emergenza non permette l’accesso agli strumenti di sostegno previsti. Secondo le prime stime dei tecnici dell’organizzazione, i danni complessivi per l’agricoltura piemontese potrebbero aggirarsi attorno ai 2 miliardi di euro.
Stato di emergenza e richieste alla Regione
Secondo i dati ufficiali di Arpa Piemonte, nel mese di luglio le precipitazioni hanno segnato un deficit del 54% rispetto alla media, mentre le risorse idriche superficiali presentano un deficit del 62%. Le portate dei corsi d’acqua hanno registrato riduzioni dal 60% al 90%. Luglio 2026 è stato anche il secondo luglio più caldo mai registrato, contribuendo alla crisi idrica.
Confagricoltura Piemonte ha inviato una lettera alla Regione, chiedendo l’apertura immediata delle segnalazioni di danno, accertamenti tecnici, delimitazione delle aree colpite, e la trasmissione della richiesta di dichiarazione di eccezionalità al Ministero dell’Agricoltura. L’organizzazione chiede anche indicazioni per il riconoscimento della causa di forza maggiore nella PAC, per evitare penalizzazioni per impegni diventi impossibili a causa delle condizioni climatiche.
Perturbazioni sulle colture
Le rilevazioni indicano danni diffusi nelle coltivazioni di mais e soia. Le perdite per il mais variano, a seconda delle aree, tra il 40 e l’80%, mentre nella soia si stimano riduzioni tra il 40 e il 70%. Gli elevati costi per irrigazione e gestione aziendale aggravano ulteriormente la situazione, mentre le temperature elevate causano stress fisiologico alle colture, contribuendo a una riduzione della qualità e delle rese.