Gli ambulanti proclamano lo stato di agitazione nazionale e chiedono al Governo misure urgenti contro l’aumento del costo dei carburanti. La decisione è stata assunta dall’A.N.A. – Associazione Nazionale Ambulanti UGL durante la riunione dei dirigenti nazionali del 21 settembre, al termine di un confronto sulle difficoltà economiche che interessano il settore.
Il rincaro del carburante pesa in modo particolare sulle attività che operano nei mercati e nelle fiere, obbligate a spostarsi quotidianamente per raggiungere i diversi posteggi. Secondo l’associazione, agli aumenti dei costi si sono sommati il caldo estivo e la contrazione dei consumi. L’A.N.A. UGL sostiene che, durante l’estate, gli incassi degli operatori si siano ridotti di oltre il 50 per cento, mentre il carburante avrebbe registrato un incremento compreso tra il 30 e il 40 per cento.
In numerosi casi, denuncia l’organizzazione, le spese per gli spostamenti rischiano di superare i ricavi della giornata. Gli operatori devono infatti sostenere costi certi per raggiungere il mercato e rientrare a casa, a fronte di incassi sempre più incerti e condizionati anche dalla minore capacità di spesa delle famiglie.
La richiesta di un tavolo di crisi
L’associazione collega l’emergenza carburanti a una crisi più ampia del commercio ambulante. Nella comunicazione inviata al Governo, l’A.N.A. UGL afferma che negli ultimi nove anni hanno cessato l’attività 61.444 imprese ambulanti. Il settore, secondo i dati citati dall’organizzazione, conta circa 130 mila piccole attività e avrebbe risentito anche della pandemia, della crescita delle vendite online e della riduzione dei consumi.
La richiesta è l’apertura di un tavolo di confronto con il Governo per affrontare sia il costo del carburante sia le altre questioni che riguardano la categoria. Tra i temi indicati figurano le concessioni dei posteggi e il Canone unico dei mercati. L’associazione sollecita inoltre una forma di sostegno o un intervento sui prezzi che tenga conto delle specificità degli operatori costretti a percorrere molti chilometri per lavorare.
Il segretario nazionale Marrigo Rosato ha definito la proclamazione una decisione forte, motivata dalla difficoltà di sostenere le spese di trasporto. Secondo Rosato, gli operatori non possono più contare su entrate sufficienti a compensare i costi necessari per raggiungere i mercati, mentre anche i consumatori affrontano una fase di difficoltà economica.
Possibili nuove proteste
L’A.N.A. UGL sottolinea il ruolo dei mercati come punto di riferimento soprattutto per le famiglie a basso reddito e richiama le ricadute della crisi sull’economia dei centri urbani. Nella nota viene citato anche il dato relativo al Lazio, dove le cessazioni sarebbero state circa 7 mila.
La proclamazione dello stato di agitazione rappresenta il primo passo della mobilitazione annunciata dall’associazione. Rosato ha chiesto un intervento rapido e avvertito che, in assenza di risposte, potrebbero essere organizzate manifestazioni di protesta. L’obiettivo indicato dall’A.N.A. UGL è ottenere misure specifiche per consentire agli operatori di continuare a lavorare nei mercati e nelle fiere.