Il sistema dell’artigianato piemontese deve fare i conti con l’invecchiamento dei titolari e con la difficoltà di garantire continuità alle imprese. Secondo il dossier della CNA intitolato Imprese senza ricambio, in Piemonte sono 19.548 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni: rappresentano l’8,4% del totale.
Il dato è in crescita rispetto a dieci anni fa, quando gli imprenditori artigiani over 70 erano 17.489. L’aumento è di oltre 2.000 persone, mentre nello stesso periodo si è ridotta la presenza delle imprese giovanili. Tra il 2014 e il 2024 queste attività sono passate da 45.305 a 36.530, con una diminuzione complessiva di 8.775 unità, pari a circa il 20%.
Le differenze tra le province
Il fenomeno presenta un’incidenza diversa nelle varie aree del Piemonte. La quota più elevata di titolari con almeno 70 anni si registra ad Asti, dove raggiunge il 12,5%. Seguono Alessandria, con il 12,1%, e Cuneo, all’11,8%.
Valori più contenuti si rilevano a Vercelli, con l’8,6%, Biella, al 7,8%, e Verbano-Cusio-Ossola, al 7%. Chiudono la graduatoria Torino, con il 6,5%, e Novara, con il 6,1%. I dati delineano una situazione diffusa sul territorio regionale, seppure con differenze significative tra le province.
Il problema della continuità
Il dossier evidenzia il rischio che molte attività non trovino persone a cui trasferire l’impresa, il lavoro e le competenze maturate nel tempo. Per la CNA, la questione riguarda quindi non soltanto l’età dei titolari, ma anche la possibilità di preservare un patrimonio di saperi professionali difficilmente sostituibili.
La sfida indicata dall’associazione è rendere nuovamente attrattiva la scelta di intraprendere un’attività artigiana e favorire l’incontro tra gli imprenditori prossimi alla fine del percorso lavorativo e le nuove generazioni. Il mancato passaggio di competenze, sottolinea il dossier, rischia di determinare la scomparsa di mestieri e attività invece della loro semplice trasformazione.