Il commercio internazionale del Piemonte procede a due velocità nel 2026. Da una parte, il bilancio dei primi sei mesi mostra una crescita significativa delle vendite oltreconfine; dall’altra, l’impatto delle tensioni in Medio Oriente ha colpito con particolare durezza le micro e piccole imprese attive nei mercati dell’area. I dati di Unioncamere Piemonte e Confartigianato Imprese Piemonte si riferiscono a periodi diversi e descrivono quindi due aspetti dello stesso scenario.
Tra gennaio e giugno il valore complessivo delle esportazioni regionali ha raggiunto 32,8 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025. La performance è superiore alla media italiana, salita del 4,5%. Nello stesso periodo le importazioni hanno totalizzato 25 miliardi di euro, in aumento del 4,6%, portando il saldo commerciale piemontese a +7,9 miliardi. Dopo un primo trimestre chiuso con un incremento del 2,8%, il ritmo è aumentato tra aprile e giugno, quando le vendite estere sono cresciute dell’8,6%.
La spinta dei mercati europei
Il principale sostegno è arrivato dall’Unione Europea, che assorbe il 61,4% delle merci regionali e ha registrato un aumento del 7,2%. La Francia si conferma la prima destinazione, con oltre 5 miliardi di euro e una crescita del 9,1%. Seguono la Germania, a 4,3 miliardi e in aumento del 3,2%, e la Spagna, cresciuta del 10,2%. Fuori dall’Unione il dato complessivo è salito del 4,1%, grazie soprattutto alla Svizzera, che ha segnato un +17,5%, e al Regno Unito, cresciuto del 6,3%. Gli Stati Uniti restano il principale partner extraeuropeo, con una quota del 7,1%, ma hanno registrato una flessione del 2,1%.
Tra i comparti, i mezzi di trasporto mantengono il primo posto con 6,9 miliardi di euro, pari al 21% dell’intero export, e un incremento del 6%. Il risultato è stato sostenuto dal recupero degli autoveicoli, saliti del 18,4%, e dalla componentistica, cresciuta del 4,3%, mentre l’aerospazio ha perso il 32,2%. Positivi anche alimentare e bevande, in aumento del 12,7% oltre quota 5 miliardi, metalli e prodotti in metallo, a +9,9%, e tessile, abbigliamento e accessori, a +9,1%. La meccanica ha invece chiuso in calo dello 0,9%, pur rappresentando il 16,2% del totale manifatturiero.
La contrazione di Asti e l’effetto delle tensioni internazionali
La dinamica non è stata uniforme nelle province. Torino, che concentra il 44,3% delle vendite regionali, è cresciuta dell’8,1%. Alessandria ha segnato un +16,3%, il Verbano-Cusio-Ossola un +10,4%, Biella un +6,2% e Novara un +4%. Cuneo è rimasta sostanzialmente stabile, con una variazione negativa dello 0,1%. In controtendenza, Asti ha registrato la flessione più marcata: 1,677 miliardi di euro contro gli oltre 1,727 miliardi del primo semestre 2025, pari a una diminuzione del 2,9%. L’incidenza sul totale regionale si è attestata al 5,1%. In calo anche Vercelli, a -2,6%.
Un quadro più critico emerge osservando i quattro mesi di conflitto in Medio Oriente, compresi tra marzo e giugno 2026. Secondo l’analisi di Confartigianato Imprese Piemonte, le vendite delle micro e piccole imprese piemontesi verso i partner mediorientali sono diminuite del 22%. La contrazione è stata più ampia di quella rilevata in Lombardia, pari al 12,5%, e in Emilia-Romagna, al 19,9%; tra le regioni italiane considerate, solo la Toscana ha fatto peggio, con un -28,5%.
La frenata ha riguardato in particolare i Paesi del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein. Le filiere più esposte sono quelle della meccanica strumentale, delle apparecchiature elettriche, della metallurgia, dell’arredamento e della pelletteria. A livello nazionale, nei settori a forte presenza di micro e piccole aziende, le vendite verso il Medio Oriente valgono 7,7 miliardi di euro su base annua e hanno perso il 17,3% durante i quattro mesi di guerra. La moda ha segnato -33,7%, con la pelletteria a -44,1%, i mobili -14,4% e l’alimentare -7,7%; in controtendenza i prodotti in metallo, aumentati del 2,3%.
Per Unioncamere Piemonte, il risultato semestrale conferma la capacità del sistema produttivo regionale di mantenere una presenza sui mercati internazionali. Confartigianato richiama invece l’attenzione sulle difficoltà delle imprese più piccole, esposte al calo della domanda, ai costi energetici e all’incertezza geopolitica. L’associazione sollecita sostegni mirati e una maggiore diversificazione delle destinazioni commerciali.