Segni materici

Ad Asti la mostra su Annibale C. Bianchi e l’arte informale

Dipinti, collage e documenti d’archivio seguono l’evoluzione dell’autore tra il 1956 e il 1968.

Ad Asti la mostra su Annibale C. Bianchi e l’arte informale

La ricerca astratto-informale e le sperimentazioni artistiche degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento sono al centro della mostra ospitata a Palazzo Alfieri, in corso Alfieri 375 ad Asti. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Eugenio Guglielminetti, sarà inaugurata sabato 24 ottobre alle 17 e propone una selezione di opere provenienti dalle collezioni storiche dell’istituzione, con particolare attenzione al percorso di Annibale C. Bianchi.

Il percorso di Annibale C. Bianchi

La mostra, intitolata Annibale C. Bianchi (1920-2013). I Maestri della sperimentazione, approfondisce il linguaggio dell’artista astigiano, nato nel 1920 e scomparso nel 2013. Bianchi fu una figura appartata ma attiva nella vita culturale della città: lavorò dapprima nello studio dell’Antica Certosa di Valmanera, sede dell’Arazzeria diretta da Corrado Cagli dal 1955, e in seguito nell’attico di piazza Medici.

Il percorso è diviso in due sezioni. La prima, Linea e segno, riunisce quindici tecniche miste e collage realizzati tra il 1956 e il 1968. Tra le opere esposte figurano Rue Blomet, olio su tavola del 1956 dipinto durante il primo soggiorno parigino dell’artista, e le composizioni geometriche Geometrico del 1961 e Composizione n. 34 del 1962.

La seconda sezione, Materia e colore, documenta la ricerca di Bianchi sulle possibilità espressive della materia cromatica e del collage. In questa fase l’artista sperimentò l’uso di materiali diversi, assemblando frammenti cartacei e tessili su supporti eterogenei. Appartengono a questo periodo i polimaterici 3/63 e Chan, mentre Pinot, realizzato nel 1964 con veline macerate, è dedicato a Pinot Gallizio, artista originario del territorio e protagonista dell’informale internazionale.

Le collezioni della Fondazione

Il percorso prosegue con Collage del 1967, interpretazione di forme piatte e vortici futuristi, e con Amargura e Lulù, entrambe del 1968. Le due opere anticipano grafie concettuali e strutture materiche immaginarie legate alla comunicazione estetica e virtuale contemporanea.

Accanto ai lavori di Bianchi sono presentate opere di altri artisti selezionati dalle collezioni storiche della Fondazione Eugenio Guglielminetti. Tra gli autori figurano Mattia Moreni, Sandro Cherchi, Sergio Saroni, Valerio Miroglio, Giacomo Soffiantino, Ezio Gribaudo, Lucio Bulgarelli ed Eugenio Guglielminetti. La selezione comprende inoltre opere materiche di Giorgio Griffa, Giovanni Viarengo, Gianni Dova, Adriano Tuninetto, Mario Bionda e Gigi Quaglia.

A corredo dei dipinti sono esposti cataloghi e testimonianze d’archivio provenienti dal Fondo A.C. Bianchi. L’iniziativa coincide con il decennale della donazione del fondo da parte degli eredi Bianchi Malandrone, avvenuta nel 2016. La mostra è curata da Marida Faussone e sarà visitabile fino al 7 febbraio 2027, tutti i giorni dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.

L’esposizione è realizzata in collaborazione con Fondazione Asti Musei, Comune e Provincia di Asti e Regione Piemonte. Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, da Reale Mutua Assicurazioni – Agenzia di Asti e da Banca Reale. Informazioni sono disponibili sui siti www.museidiasti.com e museoeugenioguglielminetti.it.