Sovraffollamento, carenze di personale e percorsi trattamentali insufficienti sono i principali problemi emersi dalle visite ispettive svolte il 31 agosto dalla Camera Penale di Asti nella casa di reclusione cittadina e nella casa di lavoro di Alba. Gli esiti sono stati illustrati durante una conferenza stampa in vista dell’incontro promosso dall’Unione delle Camere Penali a Firenze, previsto per sabato 19 settembre.
I numeri degli istituti piemontesi
Ad aprire il confronto è stato il presidente dei penalisti astigiani, l’avvocato Davide Gatti, che ha inquadrato la situazione locale nel contesto della crisi del sistema penitenziario italiano. Secondo i dati riportati dal legale, il sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 120 per cento, con oltre 62.000 detenuti a fronte di 55.000 posti disponibili. In 65 istituti, ha aggiunto, il livello arriverebbe al 150 per cento. Gatti ha richiamato anche la sentenza 279 del 2013 della Corte costituzionale e la pronuncia attesa il 22 settembre sulla legittimità di condizioni detentive ritenute lesive del senso di umanità.
Nel carcere di Asti sono presenti 278 persone a fronte di una capienza regolamentare di 207 posti. La struttura è stata trasformata da casa circondariale a istituto ad alta sicurezza dopo l’accorpamento giudiziario con Alba. La popolazione detenuta proviene in larga parte dal centro-sud Italia e, secondo quanto riferito dalla Camera penale, deve affrontare anche difficoltà di collegamento con la città: il trasporto pubblico si ferma alla frazione di Quarto Inferiore, lasciando un tratto provinciale da percorrere a piedi.
Alle criticità logistiche si aggiungono le scoperture di organico. Nel penitenziario astigiano sono in servizio 161 agenti di polizia penitenziaria rispetto ai 192 previsti e risultano operativi soltanto tre funzionari giuridico-pedagogici. Sono state riavviate alcune attività, tra cui il polo universitario con l’Università degli Studi di Torino, ma persistono vincoli burocratici che avrebbero impedito anche lo svolgimento di convegni con relatori esterni. Resta inoltre irrisolta l’assenza di una sezione femminile ad Asti e Alba, con conseguenti trasferimenti delle detenute verso Torino, Vercelli o Genova.
La casa di lavoro di Alba
Nella casa di lavoro di Alba si trovano circa 40 internati, molti dei quali alle prese con dipendenze o problemi psicologici. Si tratta di persone sottoposte a una misura di sicurezza successiva all’espiazione della pena principale. Le opportunità di impiego sarebbero però ridotte a poche unità, impegnate nella cura di un vigneto destinato alla produzione del vino Vale la pena.
La mancanza di lavoro può determinare la proroga annuale della misura da parte del magistrato di sorveglianza, trasformando di fatto la permanenza in una seconda pena senza una durata certa. Gatti ha ricordato anche i 46 suicidi registrati negli istituti italiani al primo settembre, tra cui quello di Christian Guercio, avvenuto lo scorso dicembre ad Asti.
Il vicepresidente della Camera Penale, l’avvocato Alberto Avidano, ha attribuito parte delle difficoltà alla scarsità di risorse e alla perdita di funzione dell’istituzione carceraria. A suo giudizio, la detenzione senza percorsi concreti non riduce il rischio di recidiva, indicato nel 70 per cento dei casi. Per questo ha sollecitato un maggiore ricorso alle misure alternative e alla messa alla prova, oggi frenate dalla saturazione degli uffici di esecuzione penale esterna e dalla mancanza di strutture disponibili sul territorio.