Le carceri piemontesi, in particolare la casa circondariale di Asti, si trovano in una situazione di grave emergenza, con un tasso di sovraffollamento che ha raggiunto il 136%. Questo dato fa parte di un quadro regionale che, secondo il Sappe (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), è vicino al collasso.
La media di sovraffollamento nelle carceri del Piemonte è attualmente indicata al 110%, ma la realtà operativa è ben più drammatica, attestandosi al 117%. Attraverso dei dati raccolti, il carcere di Vercelli si colloca al 158%, seguito da Biella con 151% e Torino al 135%.
Un sistema in crisi
Il sovraffollamento è aggravato dall’inagibilità di alcune strutture, come il carcere di Alba, che opera solo al 31% della sua capacità, e la casa di reclusione di San Michele, ferma a 14%. Le misure deflattive introdotte nel 2020 hanno ormai esaurito ogni effetto utile.
Vicente Santilli, segretario nazionale del Sappe per il Piemonte, commenta: “I numeri attestano il fallimento delle politiche implementate negli ultimi anni. Nonostante una capienza regolamentare nazionale cresciuta solo dello 0,83%, i detenuti sono aumentati di oltre il 20%; il sistema non è più sostenibile”.
Popolazione detenuta problematiche
Un altro aspetto preoccupante è il cambiamento della popolazione detenuta, che presenta un numero crescente di individui altamente pericolosi e affetti da disturbi psichiatrici. Questo fenomeno ha portato a un incremento significativo di episodi di violenza, autolesionismo e insubordinazione all’interno delle strutture carcerarie.
Donato Capece, segretario generale del Sappe, evidenzia: “La gestione quotidiana è completamente a carico del personale di polizia penitenziaria, già oberato da mancanze in altri settori, in particolare quello sanitario. Non possiamo più tollerare una gestione del sistema penitenziario basata sull’emergenza”. Capece chiede un potenziamento delle risorse umane, l’invio di mediatori culturali e un rafforzamento del supporto psichiatrico e terapeutico per i detenuti.