Città Amica e Azione hanno acceso i riflettori sullo stato degli impianti sportivi comunali di Asti, indicando nel degrado delle strutture un problema non soltanto manutentivo, ma anche sociale ed economico. La conferenza stampa si è svolta all’esterno dello stadio Censin Bosia, dove gradinate storiche transennate, coperture usurate e un settore destinato agli ospiti delimitato da barriere metalliche sono stati presentati come simboli di una situazione ritenuta ormai insostenibile.
L’incontro è stato promosso dalla lista civica guidata da Mauro Cuniberti, alla presenza di candidati consiglieri e dei referenti provinciali di Azione Roberto Marmo e Mario Bovino. Al centro del confronto non è finito soltanto il futuro dell’impianto di via Foscolo, costruito nel 1932, ma più in generale la gestione del patrimonio sportivo cittadino, considerato un punto di riferimento per attività educative, inclusione e sviluppo della comunità.
La sicurezza del Bosia
Cuniberti ha definito il sopralluogo una ricognizione delle condizioni in cui versano le strutture locali. Secondo il promotore dell’iniziativa, le tribune storiche non sarebbero agibili e il deterioramento del calcestruzzo renderebbe necessario un intervento radicale. "Sono dieci o quindici anni che non viene fatto nulla", ha affermato, sostenendo che lo stadio debba essere ripensato o ricostruito per evitare un ulteriore deperimento.
Nel corso della conferenza è stata sottolineata anche la funzione dello sport di base, con un richiamo alle formazioni giovanili composte da atleti con disabilità, che incontrerebbero difficoltà persino nell’acquisto del materiale tecnico. Marco Vincoli, presidente del club di tifosi Guasti, ha invece descritto le condizioni del settore riservato alle tifoserie ospiti, definendolo uno spazio separato da barriere provvisorie. A suo giudizio, strutture più adeguate potrebbero accrescere la visibilità della città e dei suoi atleti.
Risorse e progetti
Il docente Francesco Zuccarò ha evidenziato il ruolo educativo dell’attività motoria, sostenendo che lo sport contribuisca a contrastare la dispersione scolastica e a trasmettere regole e disciplina. L’architetto Maurizio Galosso ha posto invece l’accento sulla necessità di predisporre progetti capaci di intercettare risorse regionali ed europee. La prima verifica, ha osservato, dovrebbe riguardare la possibilità di rendere il Bosia idoneo a ospitare categorie superiori nel rispetto delle norme di sicurezza.
Mario Bovino, coordinatore provinciale di Azione ed ex assessore comunale allo Sport, ha esteso la critica anche al palazzetto cittadino, citando i danni al parquet provocati da infiltrazioni a poca distanza dalla posa. Nel suo intervento ha ringraziato le società sportive che intervengono con risorse proprie per compensare le carenze degli impianti e ha sostenuto che la disponibilità finanziaria dipenda soprattutto dalle priorità fissate dall’amministrazione.
Durante il confronto è stato ricordato anche il possibile impatto economico dell’inadeguatezza delle strutture. Come esempio è stata citata la società calcistica del Bra, costretta a sostenere spese per giocare altrove il campionato di Serie D. Secondo i promotori, con un impianto pienamente agibile una parte di quelle risorse avrebbe potuto generare ricadute sul territorio astigiano.
La parte conclusiva è stata affidata a Roberto Marmo, già presidente della Provincia di Asti, che ha mostrato l’impronta rimasta nel cemento fresco durante un recente intervento di ripristino. L’episodio è stato indicato come esempio di lavori eseguiti senza sufficiente attenzione. Marmo ha chiesto un confronto sulle principali opere da programmare, citando, oltre allo stadio, ospedale, università e caserme. La richiesta condivisa dai partecipanti è di trasformare la manutenzione del patrimonio pubblico e l’impiantistica sportiva in priorità amministrative, attraverso progetti pronti per i bandi disponibili.